Allergia Alimentare


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Guida di primo soccorso in caso di Allergia AlimentareThu, 26 Apr 2012 12:43:21 +0000enhourly1http://wordpress.org/?v=3.1.3Allergie e intolleranze alimentari: diagnosi e terapiahttp://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergie-e-intolleranze-alimentari-diagnosi-e-terapia/
http://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergie-e-intolleranze-alimentari-diagnosi-e-terapia/#commentsMon, 23 Apr 2012 08:48:50 +0000Redazionehttp://www.mediaforhealth.it/wp/?p=821Continue reading ]]>Il test di esclusione alimentare è il più specifico per confermare una diagnosi di allergia alimentare, la celiachia può essere diagnosticata con certezza solo dopo biopsia intestinale, mentre per l’intolleranza al lattosio si ricorre al breath test.

Primo step: escludere cibi potenzialmente allergici
Il cibo in grado di scatenare allergia alimentare deve essere completamente escluso dalla dieta per scongiurare gravi conseguenze: le arachidi, per esempio, se responsabili di allergia possono indurre shock anafilattico.

Verificare se nella famiglia i genitori risultavano allergici e a quali cibi o sostanze
Per fare diagnosi di allergia alimentare è indispensabile, innanzitutto fare un’anamnesi scrupolosa del paziente e della sua storia famigliare: si è visto che i bambini con un genitore allergico sono due volte più a rischio dei bambini con genitori senza storie di allergie; se entrambi i genitori sono allergici la probabilità di allergia nel bambino aumenta da 4 a 6 volte.

Descrivere i sintomi
Quando si sospetta allergia alimentare è di fondamentale importanza saper descrivere accuratamente la tipologia e la frequenza dei sintomi e quando si manifestano soprattutto in riferimento temporale a quello che si è mangiato.

Test ematico per verificare se esiste un’allergia
Per confermare il sospetto dell’esistenza di un’allergia si può effettuare il test ematico per la ricerca delle Immunoglobuline E (IgE ): questo è un test di screening, non fornisce informazioni sull’agente che provoca la liberazione delle IgE, ma se il suo esito è positivo permette di affermare che si soffre di una qualche forma di allergia.

Rast Test: per verificare se l’organismo produce anticorpi verso specifici cibi
I Rast test sono sempre test ematici che permettono di verificare se vi è produzione di anticorpi nei confronti di determinati alimenti: può succedere, però, che si assista alla produzione di anticorpi anche per alimenti verso cui non vi è allergia, ma che sono strutturalmente con quelli verso cui si è effettivamente allergici; questi test, dunque, anche se molto sensibili possono fornire dei risultati definiti vome falso-positivo.

Prick Skin Test: iniezione di una proteina del cibo ed osservazione della reazione
Anche il Prick Skin test può fornire risultati falso-positivi: consiste nell’inoculare sottopelle una proteina specifica dell’alimento da testare; se si verifica liberazione di istamina nella sede di iniezione compare rossore e prurito.

Test di provocazione alimentare
Il test di provocazione alimentare è il più specifico per attestare un’allergia alimentare: va eseguito sotto stretto controllo medico, anche in ambiente ospedaliero se si teme una grave reazione allergica e consiste nel somministrare l’alimento sospetto al paziente per osservarne le eventuali reazioni.

Dieta di eliminazione
La dieta di eliminazione, infine, può essere consigliata se il Rast o il Prick test sono positivi: in questo caso gli alimenti che hanno reso positivi i test per un periodo compreso fra le 2 e le 4 settimane. Se in questo intervallo temporale si osserva un significativo miglioramento nella sintomatologia del paziente, si effettua un test di provocazione alimentare e se anche questo fornisce un esito significativo si escluderà definitivamente quell’alimento dalla dieta.

In caso di intolleranza alimentare, invece, eccezion fatta per la celiachia e l’intolleranza ai solfiti, non è necessario escludere a priori l’alimento incriminato, perché in genere, ogni persona, ne sopporta piccole quantità senza avvertire alcun disturbo.

Diagnosi della intolleranza al lattosio
La diagnosi di intolleranza al lattosio può essere fatta mediante il breath test: se il lattosio non viene correttamente scisso dall’enzima lattasi, nell’intestino verrà trasformato in idrogeno, metano e anidride carbonica che in parte per via ematica vengono trasportati ai polmoni. Con il breath test si va a misurare la quantità di idrogeno che viene espirato prima e dopo una somministrazione di lattosio in modo da valutare l’effettiva carenza di lattasi. Una volta accertata l’intolleranza si deve stabilire il valore soglia oltre il quale il lattosio non è più tollerato: il modo migliore per farlo è attraverso la lettura delle etichette alimentari che indicano quando e quanto lattosio è presente e attraverso il metodo del trial and error (letteralmente prova e sbaglia!).

Diagnosi della celiachia
Per quanto riguarda la diagnosi di celiachia, invece, se si sospetta la malattia si devono effettuare dei test sierologici che se positivi fanno confermati dalla biopsia intestinale che senza probabilità di errore può confermare o meno la celiachia; in questo caso l’unico modo per risolvere il problema, almeno fino ad oggi, consiste nell’adottare una dieta senza glutine.

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http://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergie-e-intolleranze-alimentari-i-sintomi/#commentsMon, 23 Apr 2012 08:40:01 +0000Redazionehttp://www.mediaforhealth.it/wp/?p=819Continue reading ]]>Sono spesso accomunate dai sintomi, ma le allergie richiedono l’esclusione dalla dieta dell’alimento che le ha provocate pena gravi conseguenze fino allo shock anafilattico; per le intolleranze, invece, l’alimento di solito non va escluso ma ridotto, con una tolleranza del tutto individuale, per non accusare alcun disturbo.

Quanti soffrono di allergia?
Secondo il National Institute of Allergy and Infectious Diseases nel mondo soffrono di allergia alimentare il 5% dei bambini di età inferiore ai 5 anni (destinati, fortunatamente, a superare il problema, nella maggioranza dei casi, con l’età scolare) e il 4% fra adulti e adolescenti.

Differenze tra allergie ed intolleranze alimentari
Si distingue fra allergie alimentari, contraddistinte da una sintomatologia che compare di solito subito dopo l’ingestione di un certo alimento, con coinvolgimento del sistema immunitario, e intolleranze alimentari nelle quali, invece, il sistema immunitario non risulta coinvolto e il corteo sintomatologico può comparire anche dopo ore o addirittura giorni dal contatto con l’alimento.

Sintomi dell’allergia alimentare
In caso di allergia alimentare subito dopo aver mangiato un certo cibo può comparire prurito e gonfiore di labbra, palato e gola; successivamente possono presentarsi nausea, vomito, crampi, gonfiore addominale, flatulenza, diarrea, ma non sono rare neppure le manifestazioni cutanee come orticaria ed eczema e quelle a carico dell’apparato respiratorio e nei casi più gravi si può arrivare persino allo shock anafilattico. In questo caso si deve aiutare il soggetto colpito a stendersi ed a sollevare le gambe rispetto al corpo per evitare l’abbassamento della pressione arteriosa ed iniettare dell’adrenalina, una sostanza salva-vita che consentirà al soggetto di raggiungere il Pronto Soccorso ed accedere alle specifiche cure.

Alimenti che provocano allergie
Nelle persone geneticamente predisposte le allergie alimentari possono essere innescate da alimenti come il latte vaccino (soprattutto nei bambini), le uova, i legumi (compresi i germogli di soia), il grano, i crostacei (granchi, gamberi di fiume e di mare, aragoste), pesce, frutta (fragole, pesche, agrumi), ortaggi (pomodori), semi di sesamo, girasole, papavero, senape, le arachidi, noci e nocciole.

Le intolleranze alimentari più diffuse: lattosio e celiachia
Le intolleranze alimentari, invece, sono spesso riconducibili a deficit enzimatici che impediscono la corretta metabolizzazione di un alimento o un componente alimentare, la più frequente è quella al lattosio che consiste nella incapacità di scindere lo zucchero del latte nei suoi due costituenti glucosio e galattosio: se il lattosio passa tal quale nell’intestino viene attaccato dalla flora batterica residente con formazione idrogeno e acidi organici, ma elevate quantità di queste sostanze provocano gonfiore, tensione addominale, flatulenza, meteorismo e diarrea.

La celiachia, invece, è un’intolleranza su base autoimmune, ma a differenza di quanto succede nelle allergie alimentari non vi è il coinvolgimento delle immunoglobuline E (IgE), che nelle allergie alimentari scatenano il rilascio massivo di istamina: nella celiachia, invece, nelle persone geneticamente predisposte risulta impossibile la digestione del glutine, una proteina contenuta nella maggior parte dei cereali. In queste persone il consumo di pane o pasta provoca la distruzione della parete intestinale e incapacità, se non si elimina completamente il glutine dalla dieta, di assorbire numerosi nutrienti. La celiachia di solito si manifesta con diarrea, debolezza a causa della perdita di peso, dimagrimento, irritabilità e nei bambini sono ravvisabili anche sintomi connessi con la conseguente malnutrizione come il mancato accrescimento. In generale le intolleranze alimentari sono contraddistinte da un corteo sintomatologico piuttosto variabile, talvolta sovrapponibile a quello delle allergie alimentari, anche se di solito prevalgono i dolori addominali, la diarrea, il vomito, la flatulenza e più di rado sono riscontrabili anche sintomi a carico della cute o dell’albero respiratorio. Le persone intolleranti, infine, a differenza di quelle allergiche, non sempre devono escludere completamente dalla loro dieta l’alimento o il componente alimentare che non tollerano, di solito possono sopportarne piccole quantità senza sviluppare sintomi; questo discorso non è valido in caso di intolleranza al glutine e ai solfiti.

]]>http://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergie-e-intolleranze-alimentari-i-sintomi/feed/0Allergia alimentare: cos’èhttp://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergia-alimentare-cose/
http://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergia-alimentare-cose/#commentsMon, 23 Apr 2012 08:34:42 +0000Redazionehttp://www.mediaforhealth.it/wp/?p=817Continue reading ]]>Allergia alimentare: colpisce circa 10 milioni di persone e risulta essere in aumento tra i bambini. La reazione allergica ai cibi ingeriti nella maggior parte dei casi è lieve, ma a volte può causare shock anafilattico.

L’allergia alimentare è una reazione esagerata del sistema immunitario ad un agente estraneo, allergene, che entra in contatto con l’organismo.

Perché alcune persone sono allergiche a determinati cibi e sostanze?
In alcune persone, spesso per ragioni ereditarie, il sistema immunitario presenta delle alterazioni nel sistema di riconoscimento degli agenti con cui entra in contatto l’organismo e a causa dell’alterazione, sostanze innocue vengono scambiate per sostanze dannose.

Infatti, il sistema immunitario, entrato in contatto con delle sostanze estranee giudicate dannose, gli allergeni, inizia a produrre un numero esorbitante di anticorpi (immunoglobine di tipo E) che si fissano sulla superficie delle cellule del tessuto connettivo, i mastociti. Non appena l’individuo rientra in contatto con l’allergene, questi interagiscono con gli anticorpi direttamente sulla superficie dei mastociti e allora questi ultimi liberano l’istamina, una sostanza irritante che fa manifestare la reazione allergica e produce fastidiosissimi sintomi, come prurito, arrossamenti, difficoltà respiratorie, palpitazioni, a volte lievi, a volte, seppur raramente, molto gravi.

Quali sono i cibi che più comunemente provocano allergie alimentari?
I cibi che causano allergia risultano essere prevalentemente: latte vaccino, uova, soia, nocciole, noci, arachidi, anacardi e in generale tutta la frutta secca con la buccia, cioccolato, crostacei, molluschi, alcuni pesci, grano, sesamo, legumi, pomodori, frutta (in particolare le fragole e gli agrumi). La reazione allergica verso alcuni cibi come il latte e le uova scompare con la crescita, mentre persiste verso pesce e crostacei.

Come riconoscere le reazioni allergiche e quali parti del nostro corpo colpiscono?
Le reazioni allergiche alimentari più comuni colpiscono l’apparato respiratorio comportando la rinorrea (naso che cola), lo starnuto, la tosse, l’asma; la cute procurando prurito, orticaria, eczema; possono procurare anche congestione agli occhi, otite e diarrea; in generale recano all’individuo un senso di affaticamento, incrementano la sensibilità rendendo le persone più suscettibili ed irritabili.

Le reazioni possono essere lievi, ma a volte possono essere talmente gravi da comportare pericolo di vita, come nel caso dello shock anafilattico che colpisce ogni anno 4-5 persone su 100.000.

Cosa fare in caso di shock anafilattico?
Se il soggetto colpito da reazione allergica si aggrava, allora lo si deve aiutare tempestivamente a sdraiarsi e a sollevare le gambe rispetto al resto del corpo per far fluire il sangue ed è consigliabile utilizzare dell’adrenalina auto-iniettabile, una sostanza salva-vita che consente di mantenere in vita il soggetto colpito da reazione allergica in attesa che arrivi l’ambulanza e che sia condotto al Pronto Soccorso.

Quanti soffrono di allergia alimentare?
Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, in Italia gli allergici sono circa 10 milioni, con un costante aumento della patologia tra i bambini nei quali l allergia compare intorno ai 6-7 anni. Risulta invece difficile stimare quante persone soffrono di allergia alimentare in quanto molto spesso gli individui presentano polisensibilità, cioè risultano allergici a più allergeni e in questo caso si parla di allergie crociate. Essendo molto spesso l’allergia alimentare ereditaria, nei bambini viene facilmente diagnosticata nei primi anni di vita.

Che differenza c’è tra allergia alimentare ed intolleranza alimentare?
Spesso l’allergia alimentare viene confusa con l’intolleranza alimentare. L’allergia è una reazione esagerata del sistema immunitario ad un allergene; l’intolleranza invece può consistere in un’avversione psicologica verso il cibo, oppure in un’intossicazione alimentare di tipo microbico o più semplicemente in un’intolleranza verso alcuni ingredienti presenti nei cibi e introdotti nelle loro lavorazioni.

In un’ottica di prevenzione, dovrebbe entrare nella cultura delle persone fare degli esami per accertare ed individuare eventuali allergeni ed un’attenzione particolare dovrebbe essere prestata ai bambini, soprattutto nell’età di insorgenza delle allergie. Un semplice prelievo del sangue consentirebbe loro di avvicinarsi ad una coppa di fragole alla panna, ad un piatto di cozze e ad altri cibi potenzialmente allergenici, con più tranquillità.

]]>http://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergia-alimentare-cose/feed/0Allergia: shock anafilatticohttp://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergia-shock-anafilattico-3/
http://www.allergiaalimentare.it/index.php/allergia-shock-anafilattico-3/#commentsThu, 19 Apr 2012 09:41:01 +0000Redazionehttp://www.mediaforhealth.it/wp/?p=795Continue reading ]]>Uno shock anafilattico può portare alla morte in pochi minuti. Conoscere le sostanze a cui si è allergici, evitarle il più possibile e, quando necessario, intervenire tempestivamente con l’adrenalina auto-iniettabile è l’unico modo per contrastarlo.

L’anafilassi, o shock anafilattico, colpisce 4-5 persone ogni 100mila abitanti ogni anno. E’ causa di 500-1000 morti all’anno negli Stati Uniti, 20 morti all’anno nel Regno Unito, 15 in Australia e almeno 40 in Italia. Sono da considerarsi soggetti a rischio tutti coloro che hanno già manifestato qualche reazione allergica e sono stati riconosciuti allergici a una sostanza specifica. Portare sempre con sé una dose di adrenalina auto-iniettabile e correre al Pronto Soccorso il prima possibile è il modo più efficace per curare uno shock anafilattico.

Cos’è uno shock anafilattico?
Uno shock anafilattico è una reazione allergica “esplosiva” che si manifesta in soggetti a rischio, a seguito del contatto con determinate sostanze definite “allergeni”. Si tratta di una reazione allergica estremamente severa e pericolosa, che coinvolge il cuore e i polmoni, e che può portare alla morte in pochissimo tempo.

Cosa causa uno shock anafilattico?
Le reazioni allergiche sono provocate dagli allergeni, sostanze con potere antigenico, ossia tale da indurre la produzione di anticorpi quando entrano in contatto con l’organismo. Gli allergeni possono penetrare nel corpo umano per via aerea (pollini e polveri), per bocca (cibo e farmaci), per via iniettiva (farmaci) o per contatto (lattice e nichel). Le sostanze che più frequentemente possono scatenare uno shock anafilattico sono i farmaci, il veleno da imenotteri e gli alimenti. In Europa, circa un terzo degli shock anafilattici è causato da allergia ai farmaci e un quarto da allergia da alimenti.

Quali sono i sintomi di uno shock anafilattico?
A seconda della quantità di allergene con cui si è venuti a contatto e in base alla sensibilità individuale, i sintomi di uno shock anafilattico possono variare per intensità e modalità di manifestazione. Possono comparire immediatamente oppure, in casi piuttosto rari, fino a poche ore dopo l’ingestione o il contatto con l’allergene.

I sintomi di uno shock anafilattico sono:
- formicolio e senso di calore al capo
- reazioni cutanee: eritema, prurito diffuso, orticaria
- prurito nasale, oculare (anche lacrimazione) o a livello del palato
- difficoltà respiratorie: asma e oppressione toracica
- disturbi gastrointestinali: nausea, vomito, crampi addominali e diarrea
- perdita di coscienza che può culminare nell’arresto cardio-respiratorio.

Si può prevenire uno shock anafilattico?
L’unico modo per prevenire uno shock anafilattico e, in generale, una reazione allergica, è evitare il contatto con l’allergene. Prevenire significa, quindi, conoscere le sostanze a cui si è allergici e, per quanto possibile, starne alla larga. Purtroppo, pur adottando specifiche precauzioni, non si può avere la certezza di evitare queste sostanze.

Come si interviene in caso di shock anafilattico?
Quando si è in presenza di uno shock anafilattico, bisogna intervenire il prima possibile, chiamando immediatamente un’ambulanza. Nel frattempo, l’infortunato va fatto sdraiare, controllando frequentemente il polso e la respirazione e, se necessario, si può praticare la respirazione artificiale. Un primo soccorso può essere effettuato mediante l’iniezione di adrenalina. Pazienti predisposti a reazioni anafilattiche dovrebbero portare sempre con sé una siringa ad auto-iniezione. L’adrenalina, infatti, agisce sulle vie respiratorie prevenendone la costrizione e spesso salva la vita. Tuttavia, l’auto-iniezione di adrenalina somministrata per via intramuscolare nella coscia non deve essere considerata risolutiva della reazione anafilattica ma permette al paziente di guadagnare tempo in vista dell’arrivo al Pronto Soccorso, dove potrà ricevere ulteriori trattamenti sotto il diretto controllo medico.

Quanto è importante l’adrenalina auto-iniettabile per i pazienti allergici?
La sostanza che permette di contrastare l’effetto dei mediatori chimici che si liberano nell’organismo a seguito di una reazione anafilattica è l’adrenalina. Altre molecole sono i corticosteroidi e gli antistaminici. L’adrenalina si trova in commercio sotto forma di fiale preconfezionate da somministrarsi per via intramuscolare nella coscia, tramite l’uso di siringhe. Dalla tempestività dell’intervento e dal corretto uso del farmaco, può dipendere la vita del paziente: la reazione allergica, infatti, può peggiorare molto rapidamente, al punto da richiedere un trattamento con adrenalina entro pochi minuti. Per questo, i pazienti a rischio, dovrebbero sempre portare con sé dell’adrenalina. Tra le soluzioni in commercio, esistono auto-iniettori con dosi prestabilite di adrenalina stabile a temperatura ambiente. L’utilizzo è semplice: è sufficiente premere l’auto-iniettore sulla parte esterna della coscia, anche attraverso i vestiti. Il vantaggio è che in situazioni di estrema emergenza – basti pensare solo a quanto può distare il Pronto Soccorso più vicino, in qualsiasi tipo di situazione -, il paziente non deve calcolare i dosaggi e maneggiare aghi e siringhe.

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